LA MIA BORSA LA MIA STORIA

La mia Borsa, la mia Storia. Torna la campagna dedicata alle donne

La mia borsa, la mia storia. Spazio ai sogni, ai desideri e ai dolori delle donne: apriamo virtualmente le vostre borse per scoprire il loro affascinante contenuto.

Lo abbiamo fatto insieme in occasione della Festa della Donna 2021, lanciando l’hashtag #LaMiaBorsaLaMiaStoria. Una campagna che ha voluto raccontare la storia delle donne partendo da un accessorio iconico: la propria borsa.

Si, perché la borsa per una donna è come l’estensione del proprio corpo, non è possibile uscire senza! È un piccolo/grande scrigno che custodisce tutte le ansie ma anche la vanità, e racconta molto di chi la indossa.

Oggetto della campagna era invitare le donne a scattare una foto della propria borsa e postarla sui social, aprendola metaforicamente e raccontando qualcosa di sé. Il tutto accompagnato dalle meravigliose illustrazioni realizzate per noi da @ardesia.bottegacreativa.

Abbiamo così raccolto racconti di vita, sogni infranti e progetti realizzati in un meraviglioso storytelling che narra la complessità e il fascino del mondo femminile.

Le vostre storie

In questo post vogliamo condividere alcune delle testimonianze raccolte attraverso l’hashtag #lamiaborsalamiastoria.

Una di queste è quella di Irene che ci ha raccontato la sua vita attraverso le piccole e grandi bag che ha indossato. Dalla prima borsetta per le bambole a quella professionale, le borse di Irene l’hanno accompagnata lungo tutto il suo percorso di crescita personale e professionale. Attraverso di loro anche noi siamo stati partecipi della sua vita:

“La prima volta che mi sono sentita grande è stato il giorno in cui ho chiesto di poter avere una borsetta per portarmi dietro “qualche giocattolo, e un rossettino”. Avrò avuto 4 anni, all’asilo non ci ero mai andata, passavo ogni estate in mutande e zoccoli di legno nel giardino dei miei nonni, e da lì a poco avrei avuto una borsa tutta mia per custodirci pezzetti di me.

Alle elementari infilai una Barbie in cartella perché desideravo tanto mostrarla a una mia compagna di classe: entrava perfettamente nello spazio lasciato libero dai libri. Il ragazzino per cui avevo una cotta corse a fare la spia alla maestra ma non sono stata sgridata (e non è solo per questo che non mi sono mai pentita).

Al liceo c’erano gli zaini scritti con gli Uniposca, la sera per andare in discoteca cercavamo tracolle minuscole, che non dessero fastidio mentre ballavamo soldi-sigarette-accendino-chiavidicasa-fazzoletti-rossetto. – Come fa a starci tutto? – ci siamo sempre chieste, e non abbiamo mai saputo rispondere.

All’università spalle massacrate dai lacci delle shopper: le giornate tra aule, mensa e biblioteche avevano sempre il peso specifico del piombo, un ombrello portatile sul fondo, un serbatoio di sogni.

La prima volta che ho comprato una borsa “da lavoro” mi sono ripromessa di comprarne meno, puntando su pezzi intramontabili. A oggi ho l’armadio pieno di colori e modelli anche molto diversi tra loro: non riesco a scegliere, non riesco a rinunciare.”

Noemi ci parla della sua borsa come di un “appendice di vita” e rivide in loro lo specchio di sé stessa.

“Le mie borse sono sempre state grandi, per contenere la mia ansia atavica di non essere mai all’altezza.

Le mie borse sono sempre state pesanti, come pesante, corposa, è la voglia di costruirmi un percorso di vita all’altezza dei miei sogni.

Le mie borse sono sempre logore, con qualche difetto, perché sopportano molto e mi accompagnano a lungo, attraverso avventure ed esperienze nuove.

Le mie borse hanno un mazzo di chiavi con un portachiavi bello grosso e contundente, perché spesso torno a casa ad ora tarda, da sola, in auto o in motorino, e sì, non mi viene data sempre la possibilità di stare tranquilla, serena.

Le mie borse sono dei piccoli racconti visivi e olfattivi di quella che ho scelto e ogni giorno scelgo di essere”.

Riaprite le vostre borse, ripartiamo da quì

Proprio da questi meravigliosi racconti vogliamo ripartire in occasione della Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne per continuare a narrare tutta la forza, la sensibilità e l’universo delle donne.

Per continuare a dare voce alle problematiche che ancora oggi affliggono le donne nel mondo del lavoro ma anche nel tempo libero quando, come Noemi, hanno paura di rientrare a casa da sole.

Rilanciando l’hashtag #lamiaborsalamiastoria non vogliamo interrompere il filo rosso della narrazione, nella speranza che possa cambiare una storia che è stata sempre scritta dagli uomini.

Quest’anno Bottega del Calzolaio arricchisce la sua iniziativa di un elemento in più: una raccolta fondi a sostegno di Differenza Donna l’associazione che gestisce in Italia il numero d’emergenza 1522.

La mia borsa la mia storia

Un numero da ricordare: 1522

Differenza Donna è una Associazione di donne nata a Roma nel 1989 con cui Bottega del calzolaio ha già collaborato per la campagna di sensibilizzazione Start Walking.

L’Associazione nasce per “rendere ogni donna una persona libera, autodeterminata, valorizzata, autorevole, economicamente indipendente, ricca di dignità e saggezza, soggetto di diritti paritari pienamente riconosciuti”.

Per farlo, attiva Centri Antiviolenza, Centri Antitratta, Case Rifugio, Case di Semi-autonomia e, all’interno degli ospedali, Sportelli Emergenza Codice Rosa.

Soprattutto, Differenza donna è impegnata in progetti nazionali, come la gestione del 1522, Numero Antiviolenza e Stalking di pubblica utilità del Dipartimento per le Pari Opportunità. La chiamata è gratuita ed il servizio di ascolto è attivo 24 ore su 24 e 7 giorni su 7.

Operatrici specializzate offrono consigli pratici per gestire e risolvere i casi di violenza sulle donne, garantendo loro l’anonimato.

Fai la differenza: partecipa all’iniziativa La mia borsa la mia storia

Partecipa anche tu alla nostra campagna e contribuisci alla raccolta fondi a favore dell’Associazione Differenza donna.

Pubblica sui social, con l’hashtag #lamiaborsalamiastoria, una foto alla tua bag del cuore e parlaci di te. Non saremo mai stanchi di ascoltarvi!

 

Commenta questo articolo
0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *